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LA NASCITA DI GESU'
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“Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la Sua potestà. Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!”. Così si esprimeva Giovanni Paolo II nell’omelia pronunziata in piazza S. Pietro all’inizio del Suo pontificato. La parola del Papa alle genti del mondo riecheggia l’annuncio dei profeti al popolo messianico: “Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi” (Is 35,4). “Non temere, dice Jahvè, io ti vengo in aiuto” (Is 41,13). “Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia” (Sof 3,18). “Volgetevi a me e sarete salvi, paesi tutti della terra, perché io sono Dio; non ce n’è altri” (Is 45,22). All’imminente venuta di Dio che consola il suo popolo, fa subito riscontro l’esortazione profetica: “Cercate il Signore, voi tutti, umili della terra, che seguite i suoi ordini; cercate la giustizia, cercate l’umiltà” (Sof 2,3) perché Egli è “un Dio geloso” (Na 1,2). L’annuncio di salvezza e le condizioni per realizzarla si intrecciano così in un mirabile cantico di fede e di speranza e diventano le condizioni di sempre, di ogni uomo perciò, per accedere alle sorgenti dell’Amore, anzi per far sì che il cuore stesso dell’uomo divenga “sorgente” (Gv 4,14) di salvezza, proprio come in Maria, la Madre del Salvatore.Non si può infatti prescindere l’annuncio dall’attesa, la gioia della venuta dal desiderio dell’incontro, l’opera della salvezza dalla volontà di essere guariti. Maria è tutto questo per sé e per la Chiesa ed anticipa nella sua unica esperienza l’incontro gioioso della “sposa con il suo sposo” (Ap 21,3), la fecondità dell’amore divino, e la pienezza di una realtà che, se pur la trascende, non per questo non la completa e la realizza. Appunto per l’accoglienza del Figlio di Dio nel suo cuore, ella diviene la “donna” e la “madre”. Maria ci dice che solo Gesù, l’amore del Padre, dà senso e sapore alla vita e fa scoprire alla creatura stessa la sua reale identità. E la notte della sua nascita diventa “la notte della più grande esaltazione dell’uomo: in essa egli trova la sua origine. Nasce il Figlio di Dio come uomo per mezzo dello Spirito Santo, e i figli dell’uomo diventano i figli adottivi di Dio, acquistando così il diritto di chiamarlo |
Il segno di contraddizione, pag. 50). Abba-Padre” (Rm 8,15; Gal 4,6) (K.Wojtyla, La salvezza di Dio Il Natale non è solo la manifestazione della volontà di salvezza del Padre per ogni uomo (1Tm 2,4), ma è la realizzazione, nel Figlio Gesù, di questa salvezza a favore di ogni persona che pone in lui ogni desiderio d’amore. Ecco perché i profeti trasaliscono di gioia contemplando questo mistero! “Stillate, cieli dall’alto e le nubi piovano il giusto – esclama Isaia – si apra la terra e produca la salvezza e germogli insieme la giustizia” (Is 45,8). E rivolgendosi a Gerusalemme, la città dell’alleanza di Dio, caduta in mano dei nemici per il suo peccato, grida di gioia: “Svegliati, svegliati, rivestiti della tua magnificenza, Sion; indossa le vesti più belle, Gerusalemme, città santa; …prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme. Il Signore ha snudato il suo santo braccio davanti a tutti i popoli; tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio” (Is 52,1; 9-10). Gesù, Figlio di Dio, compie in sé questa salvezza. Egli viene, oggi come ieri, a “salvare i peccatori” (1Tm 1,15), e, attraverso il dono del suo Spirito (Gv 16,13), ottenuto dal Padre con la sua obbedienza fino alla morte (Fil 2,8), manifesta la “bontà di Dio, nostro salvatore, e il suo amore per gli uomini” (Tt 3,4). La nascita del Cristo è perciò questa manifestazione storica dell’amore eterno del Padre che, in Gesù, acquista la sua “visibilità” e, appunto perché vero uomo, può riportare ogni persona al progetto originale della creazione: figli di un Padre comune e fratelli chiamati alla stessa missione. È interessante notare che la linea fondamentale della realizzazione di questa salvezza, pur essendo rivolta all’uomo e lo coinvolga, non è secondo la mentalità comune. Basta fermarsi a considerare la sua nascita. L’annuncio della sua venuta richiede un assenso di fede: “E beata colei che ha creduto nell’adempimento della parola del Signore” (Lc 1,45); la sua nascita, pur essendo annunciata da un segno divino, avviene in una assoluta situazione di disagio: “Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia” (Lc 2,6); la notizia della sua esistenza suscita emozioni contrastanti: i magi si rivolgono pellegrini alla sua casa (Mt 2,1); Erode si sente minacciato nel suo diritto di re (Mt 2,3) e sfoga la sua rabbia sugli innocenti di Betlemme (Mt 2,16). Sembra tutto un contrasto, eppure attraverso questa contrarietà il Signore realizza il suo piano di redenzione. S. Germano di Costantinopoli, vissuto nel quinto secolo, contemplando questo mistero di grazia concessa alla Vergine di Nazareth, esclama: “Santa Maria, vergine Madre di Dio, tu sei beata tra le donne, tu hai generato colui che un tempo nel paradiso terrestre creò Adamo dalla terra. Tu sei la Madre di Dio ché hai dato alla luce il Verbo che ha preso carne in te; sei la Madre di Dio ché hai concepito il Verbo di Dio nella forma di servo, sei la Madre di Dio, ché hai accolto il Verbo di Dio incarnato, e lo hai partorito; sei la Madre di Dio, ché, unica, hai generato l’unigenito Figlio dell’unico Dio. Non hai generato un dio temporaneo che ha preso carne da te, ma l’Eterno, che è prima di te, e prima di ogni cosa, o agnella immacolata che hai generato l’agnello Cristo!”. Nella testimonianza di questo antico cantore di Maria noi vi possiamo scorgere non solo il fondamento teologico della divina maternità, ma scoprire anche l’atteggiamento esistenziale per vivere questo mistero di grazia che, in Maria, il Signore offre a coloro che credono alla sua parola. La divina maternità di Maria Certamente il mistero della maternità di Maria non è comprensibile se non si ha davanti l’opera della redenzione. Tutta la storia della salvezza, storia d’amore di Dio, è rivolta a “salvare” cioè a ridare la vita ad ogni uomo che viene in questo mondo. Dio pone Maria come crocevia obbligato per riconoscere la strada che egli sceglie per incontrare l’uomo e perché questi, poi, lo accolga “in casa sua”. Anzi, proprio a Maria, egli affida il Suo Unigenito tanto intimamente da renderla Madre di Dio. Per cui ella diventa, proprio per questa sua missione, quell’arca dell’alleanza della quale l’antico popolo ebraico aveva custodito la “figura”, ma che non aveva saputo coglierne la realtà. Maria, invece, annuncia questa presenza della salvezza di Dio con tutta se stessa in una offerta piena della sua vita, completamente aperta al disegno di Dio che è disegno di misericordia e di perdono. Anche sotto la croce, quando il Figlio si sta immolando per cancellare il peccato del mondo ed ottenere ad esso la vita, quella di Dio, ella è là, pronta, a dare il suo contributo di sofferenza e d’amore perché finalmente possa esplodere l’Amore. Sarebbe interessante scorrere la rivelazione per cogliere le linee portanti del suo atteggiamento. Il magistero della Chiesa vi ha spesso riflettuto per indicarlo ai fedeli. Significativo è quanto scrive Paolo VI al riguardo: “Maria è la Vergine in ascolto, che accoglie la parola di Dio con fede; e questa fu per lei premessa e via alla maternità divina poiché, come intuì S. Agostino “la beata Maria colui (Gesù) che partorì credendo, credendo concepì” (Marialis Cultus, n. 17). La maternità spirituale La divina maternità di Maria, oltre ad essere un dono di Dio per ciascuno di noi, si presenta anche come modello per coloro che vogliono aderire alla proposta di vita che Dio, nella sua infinita misericordia, fa ad ogni persona chiamata alla sua sequela. Nel Vangelo di Giovanni parlando con la donna samaritana, Gesù dice: “Chiunque beve di quest’acqua, riferendosi all’acqua del pozzo, avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4,13-14). Questa promessa trova conferma nella parola che Egli pronuncia nei cortili del tempio di Gerusalemme: “Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno. Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui” (Gv 7,38-39). La luce di questi due episodi mi sembra possa illuminare la divina maternità di Maria e ogni maternità spirituale. Infatti, come Maria è divenuta madre per opera dello Spirito Santo, così ogni anima che accoglie lo Spirito dentro di sé, e con un serio impegno di vita vi corrisponde, diventa essa stessa non solo “figlia di Dio” (Gv 1,13), ma capacità potenziale di dare quella vita che Dio le ha affidato (Mc 3,35). E questa vita non è fuori della persona. È dentro di essa, nel suo profondo, quasi impercettibile, ma talmente straordinaria da possedere la capacità di modificare il cammino dell’uomo. Tutto questo può avvenire, però, solo se egli accoglie la parola di Gesù e nella fede si lascia trasformare. Qui sta la grandezza di ogni vocazione cristiana! Qui l’impegno imprescindibile di ogni chiamata all’apostolato, specialmente della consacrazione nell’Istituto (cfr. Statuto, art. 6). Dio ci dona suo Figlio
Tina |